
«Ilaria Tuti ha creato non un personaggio ma una persona vera. Teresa Battaglia è più di una protagonista: è una luce piena di ombre, uno spazio dentro il nostro cuore. È già indimenticabile.»
Donato Carrisi
«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa.
Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine.
Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.»
Questo non è soltanto l’esordio di una scrittrice di grandissimo talento.
Non è soltanto un thriller dal ritmo implacabile e dall’ambientazione suggestiva.
Questo è il debutto di una protagonista indimenticabile per la sua straordinaria umanità, il suo spirito indomito, la sua rabbia e la sua tenerezza.
Dettaglio del libro
Titolo del libro: Fiori sopra l'inferno PDF
Categoria del libro: Libri,Gialli e Thriller,Thriller e suspense
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Lunghezza stampa=316
Venduto da=Amazon Media EU S.à r.l.
È stata una lettura pesante e a tratti noiosa. Non ha nulla a che fare con un thriller. Manca il movimento, manca il pathos, manca il collante che ti fa desiderare di star sveglio tutta la notte per scoprire come va a finire. Ho trovato delle incongruenze grossolane. Troppa retorica, troppa voglia di colpire il cuore del lettore. Non è un romanzo rosa, se é catalogato sotto la sezione thriller, a mio avviso, soffermarsi troppo sui pensieri sdolcinati della protagonista é stucchevole e irritante, oltre che inutile. Non é di certo paragonabile a Carrisi o Nesbo. Non ci sono stati colpi di scena, non c'è stato stupore. È partito bene, poi é scivolato nella noia. È tutto lineare, nulla al cardiopalma e il finale mi ha solo fatto pensare che finalmente é finito. Anche il personaggio principale non ha grandi caratteristiche da farsi amare dal lettore e desiderare di poter leggere altri racconti su di lui. Non so se essere più delusa dalle mie aspettative oppure da come la pubblicità abbia preso in giro i lettori. Delusa.
Il grande protagonista è il bosco con la sua foresta millenaria.La descrizione degli odori, dei colori, dei silenzi, degli scricchiolii della neve perenne, la nebbia che ricopre i colori della vita.I respiri che si alzano dagli alberi, le leggende agitate da un vento gelido nato lieve e inconsapevole nelle steppe lontane.In quei luoghi di silenzio e di vento, certe mattine, l’alba mostra un edificio che spunta dalle nuvole basse, come un sole freddo e nero.Si mostra con superbia a violare la pace della natura e sfidare la collera di Dio.Nel villaggio lo chiamano la Scuola, ma in pochi conoscono le verità di quelle pareti scure.Poi c’è lei Teresa, il commissario Teresa Battaglia.Un caschetto di capelli scarmigliati di un rosso forzato e una frangetta a nascondere gli occhi sicuri, ma tristi e colmi di paure.La solitudine, il vuoto e i silenzi sono la sua compagnia.“La solitudine avvolgeva Teresa come un abito troppo stretto, un corsetto d’altri tempi, la assorbiva a piccole dosi, ogni giorno.”Una cicatrice pulsante in un corpo sgraziato e la memoria affidata a dei fogli di carta.... e Lui, lo spirito delle leggende, l’assassino, il cannibale, il diabolico padrone di quella foresta, il Krampus, il mostro senza nome con la faccia bianca di un teschio.Lontani ma vicini e fra di loro l’empatia che nasce dalla comprensione di una reciproca sofferenza interiore.Teresa e il mostro, uniti da un linguaggio primordiale che sgorga dagli occhi e dalle anime di entrambi.Un linguaggio che non si impara ma si è sempre posseduto.Bellissimo.
Una storia tesa sino allo spasimo. Una storia angosciante, in cui, tutti gli elementi presenti, i buoni e i cattivi, il mistero, il passato, la malattia e la cura, l'incertezza, si abbinano alla perfezione con tutti gli altri elementi, la montagna, i piccoli paesi e i loro abitanti, i rami, il bosco, i sassi, il buio, le cose non dette, i mezzi sorrisi, il silenzi, le intuizioni, le convinzioni, persino nascondersi ed osservare, tutto ciò, diviene un perfetto mosaico, ricco di elementi e situazioni ed indagini intricate, dove è difficile uscirne. E i personaggi, sono talmente ben realizzati, che sembra avvertire la loro presenza accanto, mentre si prosegue la lettura... È un romanzo che divora e avvolge completamente chi legge...
Di solito i best seller mi piacciono, questo mi ha lasciato piuttosto indifferente. Sembrava scritto da più mani, soprattutto nelle descrizioni iniziali (descrizioni anche troppo raffinate per un thriller) di ogni capitolo, che a mio avviso, in un romanzo del genere mi sono sembrate pesanti, se uno mentalmente le elimina, mentre legge, rimane un romanzo molto striminzito. Dovrebbe rileggersi Grangè la signorina, I fiumi di porpora, mi pare si chiamasse, quello sì che è un capolavoro. Ma si sa, questa è solo la mia piccola opinione di lettore. Passerò il libro, comunque, non lo terrò sul mio scaffale fra i miei thriller preferiti.
Fra i profumi del bosco, il silenzio delle montagne innevate, il corpo di un uomo senza vita e senza occhi. Il primo di una serie di omicidi che il commissario Teresa Battaglia dovrà risolvere con l'aiuto dell'ispettore Marini, in un'indagine in cui si scava nell'animo umano e scoprire che non tutto è mai come sembra. Bravissima Ilaria Tuti!!!
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